Chiacchierare

È già suono in sé come suono è tutto ciò che richiama cori, canti, chiasso. Abbandoniamo gli elementi negativi quali il rimando al troppo rumore, come se il silenzio fosse un valore o un dovere, e la sua presunta futilità. La chiacchiera è atto che pretende poco ma tanto fa. Dà sollievo, mette in moto i pensieri, guarisce gli animi e condisce meravigliosamente le pause dal lavoro. Io sono contenta delle chiacchiere in ascensore, di quelle dei bimbi appena svegli, di quelle nei bus e alle fermate dei bus, di quelle della mia collega che sono davvero noiose ma pagherei per non farla smettere perché sento il suo sollievo nel riempire le aule. È una pratica narrativa, o una sorta di autoanalisi, è intrattenimento, o semplice spettegolare. Lo puoi fare con tutti, senza chiedere per forza età sesso o genere. A volte in tutte quelle parole si può perdere il senso del tempo, racchiudersi in lunghi periodi con poche pretese. È una pausa dal mondo che mondo crea. Provate a riempirvi delle sensazioni date dalle chiacchiere delle russe alla Montagnola di domenica pomeriggio, dei muratori arrabbiatissimi al bar di via Arno attaccato alla sede del quartiere, o quelle di una mamma con una figlia, o delle vecchissime vicine di casa, che sono vicine da subito dopo la guerra, che si conosco a memoria eppure continuano imperterrite a interessarsi una dell’altra per chiedere e rispondere cose che fanno solo rumore. Cose inutile ma che muovono vita. Sono sicura che ci sarà un totale abbandono dei margini di negatività attorno al chiacchierare, e si arriverà a dire che uno che chiacchiera è pieno di vita, o che contribuisce al miglioramento del pianeta. Si può piangere, o sorridere, si può bisbigliare o gesticolare: non importa, fa bene allo spirito, ed è gratis e senza limiti.


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