Al di sopra dei nostri mezzi

Le patatine fritte e il caffè dell’autogrill. Ogni volta che rido di te o con te ho questi sapori in bocca. Sarà per la regola generale per cui non si va in gita senza fermarsi a prendere il caffè, o per quella sana abitudine che vuole le patatine alla fine di ogni pasto. Non per essere punk ad ogni costo, ma per aver le idee chiare almeno sul cibo. No expo e no veg fino alla vittoria. Fuori da Bologna, nella tempesta di zanzare della bassa il caffè a me piace sempre. Anche nelle altre direzioni, ma un po’ meno. Corteo, corteo con scontri, fiume, museo, mostra, festival, visita agli amici, visita medica, lauree, presentazione di, dibattiti su, in macchina, in pullman. Passare oltre le colonne d’Ercole rende il caffè necessario e gustosissimo. L’Esselunga di Santa Viola, Il Lunetta Gamberini, l’Ippodromo, il bar Ciccio, il sottopassaggio di via Zanardi, il nuovo Lazzaretto dove è già campagna con i techno party e i girasoli lunghissimi. Tra la tangenziale e la ferrovia. Ecco, lì basta pochissimo, un qualsiasi barettino, se sporco meglio, per farmi felice. Ci sarebbe da metter in conto alla felicità anche le volte che hai dimenticato il libro, la giacca, lo zaino, le chiavi, il portafoglio, il cellulare, il motivo per cui salivamo in macchina. Il rifiuto inconscio della materialità. E fra tutti quei caselli o ci vantiamo o ci lamentiamo. In mezzo piazza verdi pulita, che è un po’ il compromesso a cui vorremo arrivare, essere felici della nostra irrequietudine e godere senza strazi di tutto quello che c’è in più di quel che ci meritiamo, come le patatine dopo il kebab.


Leave a Reply