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Dal prossimo anno i bandi straordinari avranno come finalità i nostri nomi. Sperando che non ci lascino morire così che intanto a noi non ci verrà difficile. Chissà cosa abbiamo fatto di male per meritarci l’aumento del cappuccino del 10 per cento, tu che lavori la mattina e io sempre il pomeriggio, l’idonea non beneficiaria di tonnellate di speriamo che questa volta vada. Le lancette delle otto ore, puntate al minimo indispensabile per assaporare le nostre distruzioni a piccoli sorsi, piano piano farà meno male. Che cosa dobbiamo fare. Che cosa dobbiamo inventarci. Se non ci credi non troverai mai lavoro. Moriremo di non lavoro. Operaie della disperazione senza reddito garantito a mala pena sognato. Essere schiave del padrone o dello stato: a me odiarvi piace tantissimo. Le nostre identità hanno smesso di litigare che non hanno più niente da vincere. Una moneta per ogni tuo problema risolto. Non basteranno miliardi di ore di autocoscienza per levarmi il gusto di vedermi indispensabile e far finta di essere invincibile mentre ricomponi le mie lacrime senza farti scoprire. Ricordati che ho paura del buio: non accetto lavori dove senza le lampadine, vicino a cimiteri infestati dagli spirit, o dove bisogna collaborare con chi ha già definito la propria identità di genere, o dove il lavoro effettivo superi il tempo delle pause. Si raccomanda serietà e nessun sorriso.


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